1.8 Diritto d'autore e aspetti giuridici
Sono protette dalla legge sul diritto d'autore le opere d'ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alla pittura, alla scultura, alla fotografia, al cinema, le opere architettoniche ed il software.
Normalmente i diritti di utilizzazione economica dell'opera durano 70 anni oltre la morte dell'autore.
Una licenza di copyright è un documento legale generalmente distribuito assieme a ogni programma. Essa, appoggiandosi alle norme sul diritto d'autore, specifica diritti e doveri di chi riceve tale programma.
Gran parte delle licenze comunemente usate sono proprietarie: quasi sempre tali licenze non consentono infatti la libera copia del programma, né la sua modifica e c’è solo la possibilità di utilizzarlo (licenza d’uso). Spesso, se il programma è installato sul computer di casa, la licenza impedisce persino di installarlo sul proprio portatile (per utilizzare il programma fuori casa); se il programma è utilizzato in uno studio professionale, non consente di tenerlo installato su un computer di riserva, nel caso che quello principale si guasti.
La licenza del progetto GNU, la Licenza Pubblica Generica GNU (GNU GPL), al contrario, concede all'utente del programma tutte e quattro le libertà suddette. Inoltre si occupa anche di proteggerle: chi modifichi un programma protetto da GPL e lo distribuisca con tali modifiche, deve distribuirlo sotto licenza GPL. È grazie a questo tipo di protezione che la GPL è attualmente la licenza più usata per il software libero.
Con un gioco di parole, il nome dato a questo tipo di protezione è permesso d'autore: è il criterio che prevede che le modifiche ad un programma possano essere distribuite solo con la stessa licenza del programma originale. Le licenze proprietarie usano le norme sul diritto d'autore (copyright in inglese) per togliere libertà agli utenti di un programma; il permesso d'autore usa le stesse norme per garantire quelle libertà e per proteggerle.
Il concetto di software libero discende naturalmente da quello di libertà di scambio di idee e di informazioni. Negli ambienti scientifici, quest'ultimo principio è tenuto in alta considerazione per la fecondità che ha dimostrato; ad esso infatti è generalmente attribuita molta parte dell'eccezionale ed imprevedibile crescita del sapere negli ultimi tre secoli.
Fu Richard M. Stallman, nei primi anni Ottanta, a formalizzare per la prima volta il concetto di software libero. La definizione di Stallman, che da subito assurse al ruolo di definizione per eccellenza di software libero, assume la forma di quattro principi di libertà:
- Libertà 0, o libertà fondamentale: La libertà di eseguire il programma per qualunque scopo, senza vincoli sul suo utilizzo.
- Libertà 1: La libertà di studiare il funzionamento del programma, e di adattarlo alle proprie esigenze.
- Libertà 2: La libertà di ridistribuire copie del programma.
- Libertà 3: La libertà di migliorare il programma, e di distribuirne i miglioramenti.
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MarcoCaresia - 29 Jun 2005