Stili di apprendimento e insegnamento dell’uso del personal computer
“Dimmi che fare e lo dimenticherò.
Mostralo e ricorderò.
Ma solo se mi coinvolgerai avrò capito.”
Confucio
Apprendimento esperienziale
I diversi stili di apprendimento sono stati oggetto di numerosi studi [9], [10] che affermano che ognuno di noi possiede un suo personale modo di rielaborare
specifiche situazioni sperimentate ripetutamente in modo tale da modificare in modo relativamente stabile il proprio comportamento ([2]). Questa definizione sottolinea come l’apprendimento è il risultato di un’esperienza: esso avviene “sporcandosi le mani”, esplorando la realtà circostante, intervenendo su di essa con la nostra azione e osservando gli effetti prodotti. È il tipo di apprendimento più naturale per l’uomo, è quello usato dal bambino quando esplora il mondo circostante, è quello che usiamo quando impariamo a suonare uno strumento o a praticare delle arti.
Si tratta di un apprendimento che avviene attraverso la percezione e l'azione motoria sulla realtà. Percepisco un oggetto o un evento con la vista, l'udito, il tatto; intervengo su di esso con la mia azione e ciò produce un cambiamento nella mia percezione, cambiamento che è funzione dell'azione che ho fatto e della natura dell'oggetto. Siccome l'azione mi è inerentemente nota, dato che l'ho prodotta io, la percezione differenziale - la reazione che constato - produce una conoscenza dell'altro termine, la natura dell'oggetto. Il processo è naturalmente accrescitivo: in base al risultato ottenuto, agisco ancora, il che produce un nuovo effetto, che guiderà la prossima azione, e così via.
Nella maggior parte delle materie scolastiche insegnate in modo
tradizionale ci si basa non tanto su un apprendimento
esperienziale (quello descritto sopra) ma prevale un apprendimento di tipo
simbolico-ricostruttivo, basato sul linguaggio e sul testo scritto: l’insegnante o il libro trasmettono l’informazione che viene decodificata nella mente dell’allievo per ricostruire gli oggetti e le situazioni. L’apprendimento dipenderà da due fattori essenziali: dalla capacità dell’insegnante di saper trasmettere l’informazione in modo adeguato e dalla capacità che ha l’allievo di saper ricostruire i messaggi che riceve. Non c’è nessun contatto diretto con oggetti, ma tutto avviene nella mente di chi apprende.
Nell’apprendimento esperienziale, invece, si apprende facendo esperienza, in un continuo scambio di input e output con l'ambiente esterno e il processo di apprendimento è largamente non consapevole e, a differenza dello studio usuale, non si compie una particolare fatica né si richiede un particolare sforzo: l'esperienza fluisce.
Il sistema di apprendimento percettivo-motorio è il più antico dal punto di vista evoluzionistico: lo abbiamo in comune con buona parte dei primati, il che significa che si è evoluto da svariate decine di milioni di anni: è un sistema molto ben adattato.
Il termine “stili di apprendimento” è stato definito [5] come l’insieme di caratteristiche cognitive, affettive e fattori psicologici che possono essere utilizzati come indicatori di come una persona percepisce, interagisce e reagisce all’apprendimento. La comprensione dei processi di apprendimento dei singoli individui è di fondamentale importanza per realizzare l’intervento formativo.
La diversificazione negli stili d’apprendimento può avere cause differenti: può avvenire per conoscenza “ereditata” (dai genitori, dalle influenze ambiente in cui si è vissuto, dai referenti fondamentali, da tutto quell'insieme di norme di comportamento non scritte che vengono trasferite da una generazione all'altra) oppure nascere da esperienze personali, confronti successivi e limitati, in seguito ad un processo di incrementalismo logico, per autovalutazione o sperimentazione.
Quello che accade molto spesso all’interno della formazione professionale è la spiccata eterogeneità della classe, formata da adulti di età, conoscenze e livelli di competenze diversi ma che, in fin dei conti,
vogliono soddisfare analoghe esigenze e bisogni comuni. Tenere conto di queste particolarità e degli elementi in comune può sicuramente aumentare la qualità della formazione e la sua effettiva efficacia ([1], [11]).
In accordo con [3] possiamo affermare che la conoscenza degli stili di apprendimento può essere impiegata nella scelta di diverse tipologie d’insegnamento al fine di conseguire dati obiettivi formativi.
Interessante a questo proposito l’esperienza svolta nel 1989 presso la facoltà di ingegneria della Brigham Young University: un terzo dei membri della facoltà, tutti volontari, vennero aggiornati sui concetti del modello di Kolb e sui metodi di insegnamento relativamente ad ogni profilo.
I volontari hanno implementato quest’approccio nei loro corsi, rivedendo riprese delle loro lezioni, ed hanno discusso i loro problemi e i successi in un gruppo di lavoro. I benefici del programma sono stati molti. Diversi membri della facoltà, inclusi quelli che non avevano partecipato all’esperimento iniziale, hanno ridisegnato i loro corsi nel tentativo di raggiungere l’intero spettro dei tipi d’apprendimento, usando una varietà di metodi didattici come
problem solving di gruppo, attività di
brainstorming, pianificazione di progetti e invenzione di ulteriori esercizi oltre a quelli dei libri. Inoltre le discussioni sulla didattica sono diventate parte integrante delle riunioni e il livello generale d’interesse è cresciuto. Molti membri della facoltà si sono dedicati alla “comunicazione dell’insegnamento” presentando e pubblicando
peer-reviewed papers relativamente all’educazione ingegneristica.
Modelli di stili d’apprendimento
Riconoscere il proprio stile di apprendimento non solo ci permette di capire come siamo fatti e in quale situazioni l'apprendimento avviene meglio, ma ci permette anche di renderci conto della nostra naturale tendenza ad utilizzare modalità che sono state efficaci su di noi, traslandole nel nostro fare educazione e formazione.
Molti studiosi si sono cimentati con l’ardua impresa di costruire un modello degli stili di apprendimento (generalmente motivati da interessi psico-sociologici più che didattici), tra cui Witkin (1954), Kolb e Fry (1971), Myers (1978), Schmeck (1983), Honey e Mumford (1984), Keefe (1989), Hermann (1990) e Felder (1993).
Quello adottato in questa tesina è il modello di Kolb, che propone una teoria d’apprendimento esperienziale, consona quindi con il tipo di apprendimento richiesto nella formazione professionale, che comprende 4 momenti principali: un primo momento dedicato all’esperienza concreta (EC), seguito da un’osservazione riflessiva (OR), quindi dal momento della concettualizzazione astratta (CA). Chiude il ciclo la pratica della sperimentazione attivamente (SA) che eventualmente può portare nuovamente alla prima fase. Questi quattro passaggi non sempre sono ben definiti e ciascuna persona ne predilige uno o più a seconda delle sue modalità di apprendimento. Ciascuno di noi è quindi portato a prendere delle “scorciatoie” e a fare quindi tesoro di soltanto una parte dell'esperienza fatta.
Kolb e Fry sostengono che il ciclo in Figura 1 può iniziare in qualsiasi punto. Tuttavia spesso il processo inizia con una persona che porta a termine una particolare azione e osserva l'effetto di quest'azione. Il secondo passo è comprendere l'effetto in modo da poterlo inquadrare in un principio generale in cui l'istanza particolare fallisce. Il processo ed è continuo, non c'è limite al numero di cicli che puoi fare in una situazione d'apprendimento. Kolb era interessato all'esplorazione dei processi associati con il making sense dell'esperienza concreta e gli stili differenti che possono essere inclusi. In questo fece uso esplicito soprattuto dei lavori di Dewey e altri tra cui Kurt Lewin, William James, Jean Piaget, e Paulo Freire.
Figura 1 Il ciclo dell'apprendimento esperienziale:
Ci sono diverse dicotomie, come evindenzia 0: diverse modalità di comprendere (
grasp) l’esperienza (EC-CA) e due modi per rielaborare (
transform) l’esperienza (SA-OR):
- Esperienza concreta: è il momento cardine, in cui si fanno nuove esperienze o si fa pratica;
- Osservazione e riflessione: in questo momento d’osservazione si riflette su quando operato e sulle conseguenze che abbiamo ottenuto;
- Concettualizzazione astratta: in questo stadio l’apprendimento coinvolge l’uso della logica e di idee, piuttosto che emozioni per capire problemi o situazioni. È il momento della pianificazione sistematica e dello sviluppo di teorie ed idee per risolvere i problemi;
- Sperimentazione attiva: l’apprendimento diventa attivo tramite la sperimentazione, influenzando o cambiando le situazioni. Questa fase è dominata da un approccio pratico e applicato a ciò che funziona veramente.
EC/CA e SA/OR si trovano in opposizione dal momento che Kolb postulava quattro tipologie di scolari poste in altrettanti quadranti:
- Adattativo (o Produttivo);
- Divergente (o Sensibile):
- Convergente (o Decisionale);
- Assimilatore (o Teorico).
L’
Adattativo è il profilo in cui sono privilegiate esperienza concreta e sperimentazione attiva. Predilige i fatti alle parole, gestisce problemi, accetta responsabilità di realizzazione, lavora su obiettivi e criteri assegnati e non li contesta. È interessato ai risultati e sa adattare il modello ricevuto a diverse realtà e a situazioni nuove, e per farlo può accettare cambiamenti operativi al modello stesso. Lavora al meglio quando bisogna reagire a circostanze immediate. Questo profilo trae giovamento da una didattica che incoraggia la
scoperta indipendente, in cui intuizione e invenzione giocano un ruolo fondamentale: la teoria va introdotta dopo la descrizione delle applicazioni. È motivato dalla domanda:”Cosa accadrebbe se facessi ciò?” ed è agevolato nei compiti complessi e nel trovare relazioni fra gli aspetti di un sistema. Preferisce essere un partecipante attivo del proprio apprendimento.
Il profilo
Divergente dà grande importanza all’osservazione ed alla riflessione di esperienze concrete: parte da esperienze del proprio vissuto, con coinvolgimento. Immaginazione ed emotività sono molto accentuate. Può avere molte idee, ma non si interessa particolarmente alla loro realizzazione pratica. Accetta esperienze senza limiti, senza pregiudizi, con allargamento del campo; ha visione d’assieme. È interessato ai rapporti interpersonali con poliedrici interessi culturali. L’istruttore dovrebbe essere un
motivatore: come si relaziona quanto imparato con la mia esperienza? Interessato a trovare risposte a molti “perché”. Preferisce ragionare a partire da informazioni specifiche e concrete ed esplorare le offerte di un dato sistema, sottolineandone i punti deboli e quelli di forza.
Il
Convergente, in cui giocano un ruolo decisivo concettualizzazione astratta e sperimentazione attiva, affronta problemi specifici decidendo in base al rapporto costi-benefici, in cui le idee vengono fortemente messe in pratica. Valuta conseguenze, è ipotetico-deduttivo e vuole trovare la soluzione giusta ad ogni problema. Non usa la creatività e l’emotività, ma allarga la visuale, parte già da una scelta: più veloce ed efficiente nelle decisioni, ma può rischirare d’essere rigido. Lavora attivamente su obiettivi ben definiti ed impara per prove ed errori in un ambiente che permette di sbagliare senza conseguenze. Il docente dovrebbe diventare un
coach e le diverse scelte didattiche andrebbero sottolineate con la massima trasparenza.
L’
Assimilatore, in cui predominano osservazione riflessiva e concettualizzazione, è portato per le scienze pure, la statistica: raccoglie molti dati con l'osservazione, li analizza, li elabora in modelli teorici di sintesi. Sceglie, astrae, concettualizza, costruisce delle ipotesi ed eccelle nel ragionamento induttivo. Dà soluzioni teoriche, non gli interessa sperimentarle ed è più interessato a concetti astratti che alle persone. Può trovare particolare giovamento da esposizioni molto strutturate e presentate in modo logico e organizzato e se ha a disposizione del tempo per riflettere. L’insegnante deve diventare un
esperto a cui fare riferimento. Non si trova a proprio agio nell’esplorazione casuale di un sistema ed ama la risposta “giusta” ai problemi.
Ogni profilo ha punti di forza e di debolezza. Honey e Mumford sostengono che l'apprendimento è facilitato quando riflettiamo sul nostro stile d'apprendimento in modo da sfruttare i punti di forza per minimizzare l'effetto dei punti di debolezza per migliorare la qualità dell'apprendimento.
Nel modello di Kolb, oltre alle due classificazioni (concretezza vs. astrazione e riflessione vs. pianificazione e partecipazione), possiamo notarne una terza (quella della soggettività vs. oggettività) che ha i suoi poli opposti nei profili adattativo e assimilatore: esperienza (personale)
versus i fatti.
Per David Kolb l’apprendimento:
- È concepito come un processo e non in base ai risultati.
- È un processo continuo fondato sull’esperienza.
- Necessita dello scioglimento di conflitti tra modi dialettici di adattamento all’ambiente.
- È un processo olistico.
- Necessita di scambi continui tra la persona è l’ambiente.
- È un processo per creare sapere.
In questo senso l’apprendimento per Kolb assume soprattutto valenze metacognitive.
La ricerca: obiettivi e ipotesi
Felder ([4]) sostiene che il calo di attenzione negli studenti, la perdita d’interesse alle lezioni, i conseguenti voti bassi, lo scoraggiamento a cui vanno incontro nei confronti dei corsi, dei
curricula, di loro stessi fino al cambio di scuola o ambito lavorativo sono dovuti ad un'incompresione tra stili d'apprendimento e stili d'insegnamento tradizionali. Gli utenti dei miei corsi sono per lo più persone già impiegate (nel settore dei servizi) in cerca di nuove tecnologie per migliorare, ottimizzare o riqualificare la loro attività professionale oppure persone in cerca di occupazione. Un terzo gruppo, più esiguo ma sempre presente, comprende persone motivate da una grande curiosità nei confronti del personal computer.
Si tratta nella maggior parte di persone adulte, diplomate o con una qualifica professionale – i laureati si contano sulle dita di una mano – che hanno avuto un certo rapporto con l’istituzione scolastica e che entrano in aula con un atteggiamento particolare, “vecchio stampo”: la scuola è per loro quasi un posto sacro. Nella mia esperienza personale ho riscontrato quanto afferma [6] e cioè che nella formazione degli adulti hanno particolare importanza:
- Il bisogno di conoscere (gli adulti sentono l’esigenza di sapere perché occorre apprendere qualcosa);
- Il concetto di sé discente (gli adulti hanno un concetto di sé di persone autonome e responsabili. Tuttavia nella formazione ritornano al vecchio modello studente/dipendente e il formatore deve spendere molte energie nel sollecitare l’attività);
- L’esperienza (la maggiore esperienza degli adulti assicura maggiore ricchezza e possibilità d’utilizzo di risorse interne);
- La disponibilità ad apprendere (auanto insegnato deve migliorare le competenze e deve poter essere applicato alla vita quotidiana.);
- Orientamento verso l’apprendimento;
- La motivazione.
A questo punto chiediamoci quindi::
- ) Quali aspetti sono rilevanti negli stili d'apprendimento nei miei corsi?
- ) Quali stili d'apprendimento sono preferiti dalla maggiorparte degli utenti e quali maggiormente favoriti dalla mia pratica didattica?
- ) Come porre rimedio per quegli stili eventualmente svantaggiati?
- ) È possibile applicare eventuali risultati anche ad altri colleghi e ad altre materie?
Per quanto riguarda i primi obiettivi si tratta di verificare le ipotesi di molti studiosi secondo cui gli stili di apprendimento influenzano non poco le nostre scelte
esistenziali: ad esempio un convergente si troverà più a suo agio nei ruoli direttivi, mentre un assimilatore si troverà bene negli ambienti accademici e un divergente sarà un ottimo creativo. I contenuti dei miei corsi presuppongono dei destinatari privilegiati: persone che lavorano in ufficio. Conseguentemente mi aspetto che ci sarà una certa preponderanza di alcuni stili di apprendimento su altri.
Il terzo obiettivo è senza dubbio cruciale e purtroppo approfondirlo richiederebbe studi su campioni più ampi e estesi ad un arco temporale maggiore. In misura più modesta è possibile prendere atto dei profili svantaggiati e chiedersi se non sono state impiegate nell’attività formativa le metodologie didattiche più consone al profilo svantaggiato.
L’apprendimento esperienzale è tipico di alcune materie della formazione professionale: senza dubbio trova applicazione nei miei corsi. Le mie lezioni sono molto strutturate: all’inizio di ogni argomento spiego le applicazioni della procedura, quindi spiego la procedura – se ritengo che gli utenti possano intuire il procedimento da soli provo a stuzzicarli con un esercizio – e cerco di inquadrarla nella convenzione generale (quella della
graphic user interface) e quindi propongo un esercizio tipo in cui viene applicata la procedura. Nella prima e ultima fase gestisco delle pause in cui do la possibilità di porre quesiti, chiedere degli aiuti individuali (mi muovo molto all’interno della classe) oppure in cui è possibile ripetere la procedura autonomamente.
In ogni caso credo che gioverebbe bilanciare, con la massima trasparenza, il più possibile le diverse metodologie didattiche per agevolare tutti e quattro i profili e stimolare la formazione di un profilo differenziato per poter utilizzare anche in futuro appropriate strategie di apprendimento.
Il campione
Al termine dei corsi sono stati valutati effettivamente 58 adulti, 35 donne e 23 uomini, di età compresa tra i 22 e i 62 (età media: 39,49 anni). Cinque di loro sono di madrelingua tedesca e una rumena. Altri utenti, tra cui un russo, una jugoslava e una rumena, sono stati scartati per le evidenti difficoltà di comprensione linguistica nel completare il test di Kolb. In un caso l’utente non è stato inserito nel campione a causa di una situazione di deficit psichico. In un altro caso l’utente ultrasessantenne ha confessato (al termine del corso) di aver avuto problemi non d’apprendimento ma di ansia all’interno dell’aula motivata da un senso d’inadeguatezza rispetto ai colleghi e perciò ho ritenuto opportuno non includerlo nel campione. C’è stato poi il caso di un utente che ha frequentato due corsi ottenendo profili di Kolb diversi (da adattativo a divergente) e un altro utente che ha frequentato addirittura quattro corsi, passando da adattativo in due di essi a convergente e a divergente.
I corsi su cui è stata effettuata la ricerca sono stati:
| CORSO | Periodo | Numero partecipanti |
| POWERPOINT | 28-10-02 | 7 |
| PC BASE | 04-11-02 | 10 |
| WORD 2° LIV. | 11-11-02 | 12 |
| PC BASE | 21-11-02 | 10 |
| EXCEL 1° LIV. | 25-11-02 | 11 |
| WORD 2° LIV. | 09-12-02 | 8 |
Il corso PC base solitamente è frequentato da persone che vedono il computer per la prima volta e possiamo considerarlo di “alfabetizzazione informatica”, mentre gli altri sono corsi che vengono seguiti solitamente da chi ha già una certa esperienza – con procedure apprese dal collega più esperto - con l’uso del computer e degli applicativi del pacchetto Microsoft Office.
In tutti i corsi viene messo in pratica un tipo di apprendimento esperienziale: c’è un incontro diretto con i fenomeni oggetto di studi – il software applicativo o il sistema operativo - piuttosto che una mera riflessione o la sola considerazione della possibiltà di fare qualcosa.
Il computer è una macchina “interattiva”: è fatto cioè per provocare e rispondere alle mie azioni; a differenza della televisione, se non faccio nulla il computer non fa nulla. Il docente mostra agli utenti la procedura da seguire e quindi li invita a riprodurla. Il computer è come un automa: se l’utente esegue la procedura corretta riconoscerà di trovarsi nella stessa fase in cui si trova l’insegnante e ne trarrà un rinforzo.
Procedura
La raccolta dei dati si è articolata in due momenti: una prima fase (20 minuti) che si proponeva di determinare il “profilo d’apprendimento” (questionario in appendice A) degli utenti ed una seconda fase (70 minuti) in cui veniva valutato l’apprendimento, di tipo riproduttivo/procedurale, tramite un test (vedi esempio nell’appendice B). Molto spesso nel test c’era una domanda la cui soluzione non era inclusa nelle unità didattiche svolte e richiedeva un trasferimento degli strumenti e delle convenzioni apprese.
I prerequisiti per compilare il primo questionario sono:
- La conoscenza della lingua italiana;
- Una conoscenza, più o meno intuitiva e organizzata, dei propri processi mentali e della capacità di controllarli, organizzandoli, dirigendoli e modificandoli in base alle mete di apprendimento che si devono conseguire.
Dopo la rielaborazione dei questionari – e cioè il giorno successivo – consegnavo agli utenti una breve descrizione del profilo a cui risultavano appartenere. Quasi tutti si riconoscevano nel profilo – con esclusione di qualche dettaglio – e si meravigliavano di fronte a questo.
Per non farmi influenzare cercavo di dimenticare che una certa persona aveva quel determinato profilo anche se, molto spesso, riconoscevo i tratti del tipo dal comportamento in classe.
Al test, proposto l’ultimo giorno di lezione, seguiva la correzione in classe e, in base a questa, la valutazione.
Conclusioni
Salta subito all’occhio un dato significativo sulla mancanza di profili convergente in cui prevale l’aspetto della sperimentazione attiva e dello scarso numero di convergenti rispetto agli adattativi, evidenziato nella tabella seguente:
| Tipo | Numero utenti |
| Adattativi | 14 |
| Divergenti | 29 |
| Convergente | 8 |
| Assimilatori | 6 |
I risultati sono quindi stati normalizzati in base ai voti dell’intero corso in modo da ottenere valori compresi tra 0 e 1. Quindi è stata posta particolare attenzione a quei valori compresi tra 0 e un terzo, in modo da poter valutare il numero di persone che ha ottenuto i risultati più bassi nel test finale. Abbiamo in tutto 13 persone pari al 23% del totale equamente ripartiti tra maschi e femmine (8 femmine e 5 maschi) distribuiti secondo la seguente tabella:
| Adattativo | 4 | 10 | 40% | | 0 | 4 | 0% | | 28,6% |
| Divergente | 4 | 21 | 19% | | 3 | 8 | 37,5% | | 24,1% |
| Convergente | 0 | 1 | 0% | | 2 | 7 | 28,6% | | 25% |
| Assimilatore | 0 | 2 | 0% | | 0 | 4 | 0% | | 0% |
Conseguentemente ecco i dati degli utenti che hanno ottenuto test buoni e ottimi:
| Adattativo | 6 | 10 | 60% | | 4 | 4 | 100% | | 71,4% |
| Divergente | 17 | 21 | 81% | | 5 | 8 | 62,5% | | 75,9% |
| Convergente | 1 | 1 | 100% | | 5 | 7 | 71,4% | | 75% |
| Assimilatore | 2 | 2 | 100% | | 4 | 4 | 100% | | 100% |
Interessanti i valori per l’ultima tipologia (assimilatore): si tratta di un risultato reale (che quindi significherebbe che gli assimilatori sono avvantaggiati nello svolgere i test) oppure aleatorio?
È possibile azzardare delle previsioni su questi dati? Su un corso di 15 persone io potrei avere 3-4 persone che farebbero male il test finale: un adattativo, due divergenti e un convergente. Altri quattro (due divergenti, un adattativo e un convergente) otterrebbero buoni risultati mentre otto, la metà dei quali divergenti, risultati ottimi.
Si nota una certa differenza tra i dati riguardanti femmine e maschi.
Tale differenza è già stata notata da Kolb. Egli afferma che “mentre uomini e donne appaiono simili nella dimensione attiva/riflessiva (50% di ogni gruppo attiva, 50% riflessiva), ci sono differenze significative nella dimensione astratta-concreta: gli uomini sono più orientati nella dimensione astratta, le donne l'opposto (59% concrete, 41% astratte)” e giustifica questa differenza secondo motivazioni di tipo sociologico. Mentre le donne spesso sono considerate dalla società sensitive ed emozionali, gli uomini hanno un modo più impersonale e logico di operare. Le scelte lavorative possono condizionare ulteriormente queste dinamiche. Queste differenze, prosegue l’autore, sono più importante che differenze d’età, sesso o etnia.
I dati sono quindi sorprendenti: mentre mi aspettavo risultati migliori nei primi due quadranti – effettivamente confermati dai valori reali – sono quelli con la percentuale maggiore di insuccessi.
Se pensiamo che per la maggior parte della mia vita come studente ho subito insegnamenti di tipo teorico posso comunque essere soddisfatto di questo andamento, ipotizzando come miglioramento della situazione l’utilizzo di metodologie che agevolano i tipi adattativi e divergenti, che sono comunque quelli maggiormente diffusi nei miei corsi.
L’insegnamento più importante che ricaviamo è che quindi gli stili divergente ed adattativo sono i più comuni tra gli utenti dei miei corsi e, da un altro punto di vista, quelli che più facilmente rispetto agli assimilatori possono ottenere punteggi bassi nei test.
Occorre di conseguenza orientare la didattica ancor più nelle direzioni adatte per favorire questi due profili, tramite una didattica basata sulla
scoperta, introducendo e motivando la teoria con la descrizione delle applicazioni pratiche, fornire informazioni specifiche e concrete ed esplorare le offerte di un dato sistema, sottolineandone i punti deboli e quelli di forza.
Il test di Kolb
NOME:
______ COGNOME:
_________ MADRELINGUA:
____
ISTRUZIONI (Learning Styles Inventory test - Kolb):
Troverete qui di seguito 9 gruppi di 4 affermazioni ognuno.
Ponete in graduatoria queste affermazioni dando un valore 4 a quella che meglio caratterizza il vostro modo abituale di affrontare e risolvere i problemi, 3 a quella immediatamente successiva fino a dare valore 1 a quella che meno corrisponde al vostro stile.
Assicuratevi di dare un valore numerico diverso ad ogni parola, non fate abbinamenti.
| 1 | Cerco di cogliere le differenze | | Procedo per ipotesi e tentativi | | Mi lascio coinvolgere | | Pratico | |
| 2 | Prendo in considerazione le idee altrui | | Mi dedico solo al problema | | Effettuo analisi | | Rimango imparziale | |
| 3 | Mi baso su sensazioni | | Faccio attente osservazioni | | Mi baso sulla ragione | | Cerco di capire facendo | |
| 4 | Solitamente accetto | | Provo anche rischiando | | Valuto pro e contro | | Cerco di divenire pienamente cosciente | |
| 5 | Privilegio l’intuizione | | Mi baso sui risultati | | Seguo un processo logico | | Mi pongo molte domande | |
| 6 | Procedo per astrazione | | Esamino i fatti | | Sono concreto | | Preferisco l’agire | |
| 7 | Guardo all’oggi | | Rifletto sui fatti | | Guardo al domani | | Mi mantengo ai fatti | |
| 8 | Mi baso sulla mia esperienza | | Mi baso sull’osservazione | | Procedo per concetti | | Privilegio la sperimentazione | |
| 9 | Mi applico con energia | | Procedo cautamente | | Procedo seguendo la ragione | | Sono responsabile | |
| | EC | | OR | | CA | | SA | |
Bibliografia e sitografia
- Castagna M., Progettare la formazione, Angeli, Milano, 1991.
- Cicogna P. C., Psicologia generale, Carocci Editore.
- Cronbach L. e Snow R., Aptitudes and Instructional Methods: A Handbook for Research on Interactions, New York, Irvington, 1977.
- Felder R.M. e Silverman L.K., Learning and teaching styles in engineering education, Engr. Education, 78(7), 674–681, 1988.
- Keefe J.W., Learning Style: An overview. In NASSP's Student learning styles: Diagnosing and prescribing programs (pp. 1-17). Reston, VA: National Association of Secondary School, 1979.
- Knowless M.S., Quando l’adulto impara. Pedagogia e andragogia, Franco Angeli, 1993.
- Kolb D. A., Experiential Learning: Experience as the source of learning and development, Prentice-Hall, 1984.
- Kolb D. A., Learning Styles Inventory. Boston:McBer & Co, 1984.
- Montgomery S., Addressing Diverse Learning Styles through the Use of Multimedia, University of Michigan, 1996.
- Mumford A. e Honey P., Using your learning styles, Maidenhead, 1996.
- Schmidt E., Come fare formazione tecnica, Angeli, Milano, 1998.
- Smith M. K., David A. Kolb on experiential learning, http://www.infed.org/b-explrn.htm , 2001.
- Una raccolta di link: reviewing.co.uk/research/experiential.learning.htm .
- Home Page di David Kolb e altri: www.learningfromexperience.com .
- Eickmann P., A. Kolb e D. Kolb, Designing Learning, 2002.
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MarcoCaresia - 07 Aug 2005