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Stili di apprendimento e insegnamento dell’uso del personal computer
“Dimmi che fare e lo dimenticherò.
Mostralo e ricorderò. Ma solo se mi coinvolgerai avrò capito.” Confucio Apprendimento esperienzialeI diversi stili di apprendimento sono stati oggetto di numerosi studi [9], [10] che affermano che ognuno di noi possiede un suo personale modo di rielaborare specifiche situazioni sperimentate ripetutamente in modo tale da modificare in modo relativamente stabile il proprio comportamento ([2]). Questa definizione sottolinea come l’apprendimento è il risultato di un’esperienza: esso avviene “sporcandosi le mani”, esplorando la realtà circostante, intervenendo su di essa con la nostra azione e osservando gli effetti prodotti. È il tipo di apprendimento più naturale per l’uomo, è quello usato dal bambino quando esplora il mondo circostante, è quello che usiamo quando impariamo a suonare uno strumento o a praticare delle arti. Si tratta di un apprendimento che avviene attraverso la percezione e l'azione motoria sulla realtà. Percepisco un oggetto o un evento con la vista, l'udito, il tatto; intervengo su di esso con la mia azione e ciò produce un cambiamento nella mia percezione, cambiamento che è funzione dell'azione che ho fatto e della natura dell'oggetto. Siccome l'azione mi è inerentemente nota, dato che l'ho prodotta io, la percezione differenziale - la reazione che constato - produce una conoscenza dell'altro termine, la natura dell'oggetto. Il processo è naturalmente accrescitivo: in base al risultato ottenuto, agisco ancora, il che produce un nuovo effetto, che guiderà la prossima azione, e così via. Nella maggior parte delle materie scolastiche insegnate in modo tradizionale ci si basa non tanto su un apprendimento esperienziale (quello descritto sopra) ma prevale un apprendimento di tipo simbolico-ricostruttivo, basato sul linguaggio e sul testo scritto: l’insegnante o il libro trasmettono l’informazione che viene decodificata nella mente dell’allievo per ricostruire gli oggetti e le situazioni. L’apprendimento dipenderà da due fattori essenziali: dalla capacità dell’insegnante di saper trasmettere l’informazione in modo adeguato e dalla capacità che ha l’allievo di saper ricostruire i messaggi che riceve. Non c’è nessun contatto diretto con oggetti, ma tutto avviene nella mente di chi apprende. Nell’apprendimento esperienziale, invece, si apprende facendo esperienza, in un continuo scambio di input e output con l'ambiente esterno e il processo di apprendimento è largamente non consapevole e, a differenza dello studio usuale, non si compie una particolare fatica né si richiede un particolare sforzo: l'esperienza fluisce. Il sistema di apprendimento percettivo-motorio è il più antico dal punto di vista evoluzionistico: lo abbiamo in comune con buona parte dei primati, il che significa che si è evoluto da svariate decine di milioni di anni: è un sistema molto ben adattato. Il termine “stili di apprendimento” è stato definito [5] come l’insieme di caratteristiche cognitive, affettive e fattori psicologici che possono essere utilizzati come indicatori di come una persona percepisce, interagisce e reagisce all’apprendimento. La comprensione dei processi di apprendimento dei singoli individui è di fondamentale importanza per realizzare l’intervento formativo. La diversificazione negli stili d’apprendimento può avere cause differenti: può avvenire per conoscenza “ereditata” (dai genitori, dalle influenze ambiente in cui si è vissuto, dai referenti fondamentali, da tutto quell'insieme di norme di comportamento non scritte che vengono trasferite da una generazione all'altra) oppure nascere da esperienze personali, confronti successivi e limitati, in seguito ad un processo di incrementalismo logico, per autovalutazione o sperimentazione. Quello che accade molto spesso all’interno della formazione professionale è la spiccata eterogeneità della classe, formata da adulti di età, conoscenze e livelli di competenze diversi ma che, in fin dei conti, vogliono soddisfare analoghe esigenze e bisogni comuni. Tenere conto di queste particolarità e degli elementi in comune può sicuramente aumentare la qualità della formazione e la sua effettiva efficacia ([1], [11]). In accordo con [3] possiamo affermare che la conoscenza degli stili di apprendimento può essere impiegata nella scelta di diverse tipologie d’insegnamento al fine di conseguire dati obiettivi formativi. Interessante a questo proposito l’esperienza svolta nel 1989 presso la facoltà di ingegneria della Brigham Young University: un terzo dei membri della facoltà, tutti volontari, vennero aggiornati sui concetti del modello di Kolb e sui metodi di insegnamento relativamente ad ogni profilo. I volontari hanno implementato quest’approccio nei loro corsi, rivedendo riprese delle loro lezioni, ed hanno discusso i loro problemi e i successi in un gruppo di lavoro. I benefici del programma sono stati molti. Diversi membri della facoltà, inclusi quelli che non avevano partecipato all’esperimento iniziale, hanno ridisegnato i loro corsi nel tentativo di raggiungere l’intero spettro dei tipi d’apprendimento, usando una varietà di metodi didattici come problem solving di gruppo, attività di brainstorming, pianificazione di progetti e invenzione di ulteriori esercizi oltre a quelli dei libri. Inoltre le discussioni sulla didattica sono diventate parte integrante delle riunioni e il livello generale d’interesse è cresciuto. Molti membri della facoltà si sono dedicati alla “comunicazione dell’insegnamento” presentando e pubblicando peer-reviewed papers relativamente all’educazione ingegneristica.Modelli di stili d’apprendimentoRiconoscere il proprio stile di apprendimento non solo ci permette di capire come siamo fatti e in quale situazioni l'apprendimento avviene meglio, ma ci permette anche di renderci conto della nostra naturale tendenza ad utilizzare modalità che sono state efficaci su di noi, traslandole nel nostro fare educazione e formazione. Molti studiosi si sono cimentati con l’ardua impresa di costruire un modello degli stili di apprendimento (generalmente motivati da interessi psico-sociologici più che didattici), tra cui Witkin (1954), Kolb e Fry (1971), Myers (1978), Schmeck (1983), Honey e Mumford (1984), Keefe (1989), Hermann (1990) e Felder (1993). Quello adottato in questa tesina è il modello di Kolb, che propone una teoria d’apprendimento esperienziale, consona quindi con il tipo di apprendimento richiesto nella formazione professionale, che comprende 4 momenti principali: un primo momento dedicato all’esperienza concreta (EC), seguito da un’osservazione riflessiva (OR), quindi dal momento della concettualizzazione astratta (CA). Chiude il ciclo la pratica della sperimentazione attivamente (SA) che eventualmente può portare nuovamente alla prima fase. Questi quattro passaggi non sempre sono ben definiti e ciascuna persona ne predilige uno o più a seconda delle sue modalità di apprendimento. Ciascuno di noi è quindi portato a prendere delle “scorciatoie” e a fare quindi tesoro di soltanto una parte dell'esperienza fatta. Kolb e Fry sostengono che il ciclo in Figura 1 può iniziare in qualsiasi punto. Tuttavia spesso il processo inizia con una persona che porta a termine una particolare azione e osserva l'effetto di quest'azione. Il secondo passo è comprendere l'effetto in modo da poterlo inquadrare in un principio generale in cui l'istanza particolare fallisce. Il processo ed è continuo, non c'è limite al numero di cicli che puoi fare in una situazione d'apprendimento. Kolb era interessato all'esplorazione dei processi associati con il making sense dell'esperienza concreta e gli stili differenti che possono essere inclusi. In questo fece uso esplicito soprattuto dei lavori di Dewey e altri tra cui Kurt Lewin, William James, Jean Piaget, e Paulo Freire.
Figura 1 Il ciclo dell'apprendimento esperienziale:
Ci sono diverse dicotomie, come evindenzia 0: diverse modalità di comprendere (grasp) l’esperienza (EC-CA) e due modi per rielaborare (transform) l’esperienza (SA-OR):
La ricerca: obiettivi e ipotesiFelder ([4]) sostiene che il calo di attenzione negli studenti, la perdita d’interesse alle lezioni, i conseguenti voti bassi, lo scoraggiamento a cui vanno incontro nei confronti dei corsi, dei curricula, di loro stessi fino al cambio di scuola o ambito lavorativo sono dovuti ad un'incompresione tra stili d'apprendimento e stili d'insegnamento tradizionali. Gli utenti dei miei corsi sono per lo più persone già impiegate (nel settore dei servizi) in cerca di nuove tecnologie per migliorare, ottimizzare o riqualificare la loro attività professionale oppure persone in cerca di occupazione. Un terzo gruppo, più esiguo ma sempre presente, comprende persone motivate da una grande curiosità nei confronti del personal computer. Si tratta nella maggior parte di persone adulte, diplomate o con una qualifica professionale – i laureati si contano sulle dita di una mano – che hanno avuto un certo rapporto con l’istituzione scolastica e che entrano in aula con un atteggiamento particolare, “vecchio stampo”: la scuola è per loro quasi un posto sacro. Nella mia esperienza personale ho riscontrato quanto afferma [6] e cioè che nella formazione degli adulti hanno particolare importanza:
Il campioneAl termine dei corsi sono stati valutati effettivamente 58 adulti, 35 donne e 23 uomini, di età compresa tra i 22 e i 62 (età media: 39,49 anni). Cinque di loro sono di madrelingua tedesca e una rumena. Altri utenti, tra cui un russo, una jugoslava e una rumena, sono stati scartati per le evidenti difficoltà di comprensione linguistica nel completare il test di Kolb. In un caso l’utente non è stato inserito nel campione a causa di una situazione di deficit psichico. In un altro caso l’utente ultrasessantenne ha confessato (al termine del corso) di aver avuto problemi non d’apprendimento ma di ansia all’interno dell’aula motivata da un senso d’inadeguatezza rispetto ai colleghi e perciò ho ritenuto opportuno non includerlo nel campione. C’è stato poi il caso di un utente che ha frequentato due corsi ottenendo profili di Kolb diversi (da adattativo a divergente) e un altro utente che ha frequentato addirittura quattro corsi, passando da adattativo in due di essi a convergente e a divergente. I corsi su cui è stata effettuata la ricerca sono stati:
Bibliografia e sitografia
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